Una città sul mare - 14 Luglio 2020
Non ho mai potuto abbandonare la riva. Il fondo dell'acqua conserva il mistero di quello che non si vede e si può solo immaginare. Tutti sulla riva, tutti a terra ma a guardare là, forse desiderare di buttarsi, di sentirsi accolti dalle onde dove non tocchi coi piedi, dove voli come un bimbo.
Ondine piccole del vento, oppure cattive e schiumose di freddo e spruzzi come sputi. Olio nelle giornate calme, sera al tramonto come una tavola infinita di desideri lontani e ricordi di paesi con lucine piccole a puntini della riva di là, come un presepe di un artigiano bizzarro che ha messo un mare davanti alle montagne.
Io non so riflettere davanti a questi pali che escono dall'acqua. Bagnati sulle gambe. Casette di conchiglie e ghanchietti silenziosi, un mondo in miniatura che per noi non conta, presi da cose da grandi e da teorie astruse e spesso inutili, tanto la vita vive da sé e non si accorge.
Un gelato, voci scintillano di bambini sorpresi, eccitati dal vento asciutto di stasera. Motori marini. Gente tutta diversa. Forse sono io il più strano e non ci capisco gran ché. Tutti nei loro momenti, nelle cose belle o nei dolori, in un errore che non dovevo, in un momento di sogno, in una fatica di più. E stasera tutti nel vento della riva, tutti a guardare là. Guardare. Cosa c'è lì lontano?
Guardo le case dell'isola di Pellestrina. Ci si arriva con lo sguardo e con la barca e ogni volta è un arrivo a terra. Il piede che si appoggia mentre l'altro ancora ondegggia sulla barca. E' come essere a metà, tra il sogno e le cose scontate. La porta che si chiude alle spalle. La fine di una gita, tornare coi piedi per terra. Torno a casa. Addio vento. Torno coi piedi per terra.
Commenti
Posta un commento