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cos'è il nostro spirito

E siamo tutti qui che giriamo intorno per parlarci per toccarci, carezzarci E tutto un guardarci e sorridere E litigare, amare E siamo tutti qui zattere sperdute sul mare alto e misterioso Che vogliamo sentire gli altri Vederci parlarci guardarci Per un po' di compagnia Il desiderio di esserci Di mangiare con gli altri Di prendere un po' della vita degli altri E impastata con la nostra E fare una cosa nuova, nostra, diversa, unica È l'amore che scorre e la vita lo crea È il tempo che brucia e le vene che pulsano Noi oggi siamo qui E tra cento anni solo un po' di vento Silenzioso tra le foglie e le onde Noi oggi siamo qui Fogli di un libro, foglie di un bosco Noi oggi siamo qui E il domani ci conterrà Ci coccolerà tra le scarpe Di chi ci sarà.

24 dicembre 2020 - sento.

Pochi tratti confusi nel buio della sera si affrettano a una porta. Luci solitarie delle strade osservano le case. Il Natale del Covid non fa rumore. Raccoglie in un solo respiro tutti noi stupiti. Chi siamo ridiventati? Gli uomini di una volta, spauriti e incerti? Gesù si da' da fare a nascere dentro noi.

Oggi vedo

Ore 8 del mattino dopo Pasquetta. Mi fermo un po' anche prima di iniziare davvero. Tutto si muove, cammina, procede, diviene. Guardo l'orizzonte scuro di pioggia promessa per oggi. Rumori di gomme d'auto e motori. Corriamo fieri del nostro agire. Scriviamo il libro del tempo che non si cancella, firmiamo pagine e pagine di atti per lo più semplici e quotidiani. Lavarci, dormire, mangiare, buttare la spazzatura, per non dire di altri anche meno "nobili". Poi vociamo, chiassiamo, e appunto corriamo. Ma anche costruiamo, amiamo, scegliamo. Abbiamo un tesoro dentro da custodire e investire nel tempo che scorre. La pioggia è ancora lì. I 10 minuti in solitudine per il pensiero di avvio di giornata sono quasi passati. Ora vado, mi prometto di ascoltarmi dentro.

L'ovvio

Il mio tempo gira intorno ai gesti ovvi. Ai pensieri ovvi. Le cose di ogni giorno sono quasi tutte ovvie. Mangiare, lavorare, parlare con le persone. Istintive, dovute, inevitabili. Come quando vai in auto: puoi andare dappertutto (solo sulle strade, s'intende!). Il tempo è poco popolato di cose non ovvie. Suonare il campanello a un amico che non ti attendeva. Passeggiare lungo i margini di un campo. Dire a una persona che mi sento uomo solo quando intrattengo relazioni positive, costruttive, anche allegre e divertenti con altri uomini e donne. Progettare e desiderare un miglioramento di me. Dare la parola a qualcuno che incrocio per caso in ascensore, il barista da cui l'ovvio è solo che mi faccia il mio caffè e che mi faccia pagare in fretta. Dire una cosa speciale a Dio, ringraziarlo per aver pensato a me e a questa inimmaginabile avventura del mondo. O arrabbiarsi con lui per una cosa che non riesco proprio a capire. Desiderare e vedere come fare per occuparsi di altri, del...

Dove siamo giunti?

Vedo sempre più persone disincantate. Sommerse da mille cose difficili. Che non sorridono più di gusto. Eppure stupirsi di un fatto bello o brutto, sorridere per una gioia semplice o piangere per una perdita ci fanno sentire vivi, ci fanno essere qui. Io è tanto che non piango. Vuol dire forse che non ci sono cose davvero brutte. Ma anche che non perdo nulla. E forse che perdo ma non me ne accorgo e non me ne curo. Solo rassegnato? No. A volte mi nasce dentro come una vita nuova, il ricordo di epoche passate in cui questo grigio non c'era. Si andava tra la gente non pensando che tutti mi vogliano fregare, non essendo diffidenti. Si vedevano visi anche sereni, ingenui, o sofferenti, ma non spenti come oggi. E a volte sento come una forza antica che mi fa stare bene, la nostalgia di cantare tutti attorno a un fuoco o giocare in una piazza prendendosi gioco scherzosamente, o aiutando qualcuno in difficoltà e sentendo la sua gratitudine che ti infiamma dentro e ti commuove. Salutare co...

Malati di consumismo: come guarire?

Dice stasera papa Francesco: siamo malati di consumismo. Ci credo. O forse più genericamente malati di noi. Il mondo fuori di me non è me. Perché quindi fare qualcosa? Lo vedo come un dovere. Perché ancora pensieri e rotture di scatole? Uff...ancora rogne problemi e doveri? Il sole fa il suo lavoro. Non sa fare altro. Lo fa dall'inizio perché è la sua natura e sarà lì anche domani e così fino alla fine. È affidabile. Fino alla fine. Noi invece facciamo confusione. Un giorno buoni, un giorno in vacanza, un giorno stanchi, un giorno impegnati ma l'altro scettici. Un giorno amiamo, l'altro no. C'è molta incertezza, molte cose, troppo forte gira la nostra vita. Io non riesco a stare a pensare più di 10 minuti. Mi sembra di buttare via il tempo. Devo fare, risolvere, guardare ascoltare, parlare, mangiare, camminare, comprare, viaggiare. Tutto corre e cambia e i giorni vanno come i ticchettìi regolari di un orologio che non si ferma. Ma cosa resta? Mi giro indietro e faccio i...

Lo spartito - 21 Luglio 2020

Ieri mio cugino Sandro musicista mi confidava che un giorno stava suonando a orecchio, ricordando un brano musicale, mentre lo ascoltava un orchestrale della Fenice. L'orchestrale alla fine gli ha confidato di invidiarlo. Perché lui, l'orchestrale, sapeva suonare solo di fronte a uno spartito. Mio cugino no, aveva capito come fa la musica. "È sempre lo stesso giro di melodie, basta averne imparati un po' e si suona facile". E pensavo dicendogli: "ma il bello è inventare una musica, una nuova, fantasiosa, emozionante!". Gli occhi si sono illuminati. Diceva che quando si fa così si è in un altro piano. Mi chiedo la vita mia com'è, come suono. Con lo spartito, ad orecchio, o inventando?